Da cosa dipende la velocità di traina con il vivo?

Le velocità più idonee alla maggior parte delle esche si aggirano tra i 0,8 e 1,4 nodi, queste garantiscono una sicura efficacia dell’azione di pesca. Il primo parametro da considerare nella velocità di traina con il vivo è la grandezza dell’esca. Pesciolini come il sugherello e lo sgombro, che se di buone dimensioni possono essere trainati anche a velocità sostenute, se sono piccoli impongono andature lente, altrimenti non riescono più a mantenere un corretto assetto. Detto questo, ci sono poi tutta una serie di esche che per morfologia non possono essere trainate più velocemente di un nodo. Tra queste prima fra tutte è la seppia, che proprio per la sua struttura tenderebbe e girare se trascinata troppo velocemente.

Negli anni si è scoperto che alcune esche, se trainate più veloci, rendono molto di più. Tra queste quella che può essere trainata fino ad oltre 2,5 nodi è l’aguglia di buone dimensioni. Grazie alla sua idrodinamicità ed alla resistenza al nuoto prolungato, è l’esca da corsa per eccellenza. Trainata velocemente a mezz’acqua risulta micidiale per ricciole, lecce e grandi serra, ma non di rado viene attaccata dal tonno. I 2,5 nodi si possono sostenere anche con tombarelli, alletterati e palamite, esche molto usate per la traina alla ricciola. Altre due esche che possono essere spinte fino a 2,0-2,2 nodi sono il cefalo ed il lanzardo. Questi due pesci sono abituati al nuoto veloce e sono molto tenaci all’innesco, in particolar modo se realizzato con un solo amo con il sistema catalina. Anche il barracuda e la leccia stella, se di buone dimensioni, si prestano a velocità vicine ai 2 nodi, magari alternando rallentamenti ad accelerazioni. Sugherelli, occhiate e sgombri, se di dimensioni pari o superiori ai 15 cm possono essere spinti a 1,6 nodi, magari non per lunghi periodi. Stesso discorso per il calamaro grande, che, se innescato bene, tiene bene la velocità.

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